San Leone Magno Patrono di Sperlonga

SAN LEONE MAGNO PATRONO DI SPERLONGA

10 novembre (festeggiamenti religiosi e civili)

Il  Pontificato di Leone I fu non solo uno dei più lunghi dell’antichità cristiana, ma anche uno dei più gloriosi.

Leone nacque a Roma da una famiglia di origine toscana verso la fine del IV secolo. Ricevette un’educazione accurata e profonda. Giovanissimo entrò nella carriera ecclesiastica ed ebbe ben presto uffici importantissimi. Quanto fosse grande il prestigio che aveva raggiunto è testimoniato dalla delicata missione che gli venne affidata nel 440. Fu infatti incaricato di riportare in Gallia l’accordo tra il patrizio Ezio ed il prefetto Albino, poiché tra di loro era scoppiata una contesa che stava degenerando in una guerra civile. Mentre Leone era in Gallia, morì il Papa Sisto III ed il clero e il popolo di Roma scelsero a suo successore Leone che il 29 settembre del 440 fu così consacrato Vescovo di Roma e Sommo Pontefice. Il Pontificato di Leone corrisponde ad uno dei periodi più travagliati e più difficili della storia. Mentre in Occidente l’indebolimento del potere politico avviava ormai l’impero romano verso la catastrofe, fermenti ereticali travagliavano ovunque la Chiesa. Tutta l’attività di Leone I fu rivolta a mantenere integra la purezza della Fede e a riordinare e rafforzare l’organizzazione ecclesiastica. La cura spirituale dei fedeli si unì in lui alla sollecitudine per la salvezza e l’incolumità materiale di Roma. Due terribili avvenimenti lo fecero intervenire per la salvezza della sua città. La prima volta fu quando gli Unni, nella primavera del 452 varcarono le Alpi. Valentiniano III, che si era rifugiato a Roma con la famiglia imperiale, il Senato ed il popolo non seppero trovare altra soluzione che pregare il Papa di voler guidare un’ambasciata ad Attila. Leone si incontrò con Attila presso Mantova ed ottenne che l’Unno togliesse il campo e si ritirasse al di là del Danubio. La leggenda vuole che durante il colloquio con Leone, Attila vedesse in cielo, con le spade sguainate contro gli Unni, gli Apostoli Pietro e Paolo. Il Papa dovette ripetere un uguale tentativo tre anni dopo con Genserico, ma non con lo stesso successo. I Vandali che si erano insediati in Africa, il 3 marzo 455 sbarcarono improvvisamente in Italia e avanzarono verso Roma. Il Papa fu l’unico che cercò di difendere la città ed ottenne da Genserico che non fosse incendiata e che non fossero uccisi gli abitanti. L’invasione durò Quattordici giorni e i danni furono immensi. Ma Leone I dovette combattere, come si è detto, anche contro le eresie che travagliavano la Chiesa in quel secolo. Fu molto severo contro i Manichei che formavano una setta segreta tanto più pericolosa, quanto più difficile a scoprirsi. Anche l’Oriente presentò a Leone I enormi difficoltà; infatti egli condannò duramente il monofisismo che era sorto a Costantinopoli, per opera del monaco archimandrita Eutiche, che ammetteva in Cristo una sola natura. Di Leone I ci restano 96 sermoni e 173 epistole che rimangono tra gli scritti più importanti di quel periodo. Leone morì nel 461 lasciando la Chiesa pacificata ed unita. La Chiesa Romana ha sempre tributato al grande Pontefice somma venerazione: ne è testimonianza il culto liturgico che si cominciò a prestare alla sua memoria  subito dopo la morte. La Festa Liturgica di San Leone Magno, un tempo fissata per lunga tradizione l’11 aprile, ora si celebra, con la revisione del calendario liturgico, il 10 novembre.

                                                                     ( Da ‘’Santi e Santuari’’ )

San Rocco Compatrono di Sperlonga

SAN ROCCO COMPATRONO DI SPERLONGA

 
 

Nacque nel secolo XIV a Montpellier, capoluogo della Linguadoca: questo è il solo punto sul quale i testi che parlano di lui sono unanimi. Rimasto orfano giovanissimo, vendette tutti i suoi averi a beneficio dei poveri e partì in pellegrinaggio per Roma.  Si fermò ad Acquapendente dove prestò la sua assistenza ai malati di peste in un ospedale e cominciò ad operare guarigioni miracolose.  Passò in seguito a Cesena e poi a Roma dove guarì un cardinale che lo presentò al Papa. Dopo tre anni circa, prese la via dei ritorno attraverso Rimini, Piacenza e Novara.  A Piacenza fu colpito dalla peste e dovette ritirarsi nella campagna vicina dove fu raccolto e curato fino alla guarigione dal patrizio Gottardo Pallastrelli ch’egli. convertì con il suo esempio. La fine della sua vita è molto oscura. Lasciata Piacenza, si diresse verso il nord, ma fu arrestato ad Angera, presso il lago Maggiore, da alcuni soldati che lo avevano sospettato di spionaggio. Fu gettato in prigione dove morì cinque anni più tardi. I suoi resti mortali furono sepolti in una chiesa il cui nome non è noto.Il culto di San Rocco conobbe una diffusione straordinaria nell’Europa occidentale a partire dalla seconda metà del secolo XV, e si estese rapidamente all’Italia del nord, in particolare nel Veneto e nelle provincie di Brescia e Piacenza. Durante una epidemia di peste nel 1447, fu fondata a Venezia in onore di San Rocco una confraternita che si sviluppò soprattutto dopo il 1485, data della traslazione delle supposte reliquie del Santo a Venezia. Per accoglierle furono costruiti un Santuario ed un palazzo la scuola di San Rocco, dove aveva sede la confraternita che divenne un centro artistico molto attivo. Dal 1499 anche a Roma esisteva una confraternita di San Rocco per il ricovero e la cura degli appestati.Il culto di San Rocco si dif­fuse nel centro e nel sud della penisola, e attualmente ventotto comuni e trentasei frazioni d’Italia portano il suo nome. mentre circa tremila chiese gli sono dedicate.San Rocco si commemora il 16 agosto.